Teheran annuncia l’accordo con i russi
da La Stampa.it del 26/2/2006
di Emanuele Novazio
Teheran annuncia un «accordo di massima» con Mosca sull’arricchimento dell’uranio in territorio russo, condizione ritenuta indispensabile dalla comunità internazionale per tenere sotto controllo i possibili sviluppi militari del programma atomico iraniano. Ma il contenzioso sul dossier nucleare della Repubblica islamica non è arrivato a soluzione: resta irrisolto, secondo fonti del Cremlino, il nodo dell’arricchimento in territorio iraniano, che Teheran continua a rivendicare e Mosca (con il sostegno di Stati Uniti ed Europa) ad escludere. Le trattative fra i due Paesi riprenderanno «nei prossimi giorni» in Russia, anticipa il negoziatore iraniano Gholam Reza Aghazadeh senza meglio precisare. Non è chiaro dunque se un accordo potrà essere trovato prima della riunione dell’Agenzia atomica dell’Onu, l’Aiea, in programma il 6 marzo a Vienna. Non è chiaro neppure se l’Iran intende davvero raggiungere un’intesa che eviterebbe il deferimento al Consiglio di sicurezza (per il momento l’Agenzia si è limitata a trasmettere il dossier, invitando Teheran a fornire «tutte le rassicurazioni richieste» sulla natura civile delle ricerche nucleari in corso), o se intenda proseguire nella tattica sperimentata finora con successo: piccole concessioni, aperture poi smentite per ottenere nuovi rinvii e proseguire nella ricerca.
Aghazadeh e il suo collega russo Kirienko non hanno fornito dettagli sull’«accordo di massima». Secondo il negoziatore iraniano resterebbero soltanto «alcune questioni politiche da prendere in considerazione», ma fonti di Mosca insistono: l’offerta sull’arricchimento è vincolata alla «ripresa iraniana della moratoria sul proprio territorio»: «La creazione di un programma congiunto», conferma il negoziatore del Cremlino, «è soltanto «uno degli elementi nel complesso delle questioni relative al programma nucleare iraniano».
Uscita di scena l’Europa – che per tre anni ha trattato senza successo con Teheran attraverso la troika costituita da Germania, Francia e Gran Bretagna – la Russia rappresenta l’ultima possibilità negoziale prima di un intervento del Consiglio di sicurezza che ha l’autorità (non è detto che abbia anche la volontà) di imporre sanzioni. Mosca conosce bene l’Iran, con il quale ha rapporti molto solidi in campo energetico: il Cremlino deve fornire tra l’altro l’uranio arricchito per il funzionamento della centrale di Busher, costruita con tecnologia russa. In base a un accordo firmato l’anno scorso la Repubblica islamica dovrà poi restituirlo, anche in questo caso «a fini di garanzia». Ma proprio ieri il governo di Teheran ha annunciato un ulteriore ritardo nell’ entrata in funzione dell’impianto, prevista per la fine dell’anno: dietro i «motivi tecnici» indicati come spiegazione del rinvio ci sono le pressioni russe?
In realtà l’intransigenza iraniana potrebbe ottenere presto un primo importante risultato. Fonti vicine al direttore generale dell’Aiea, El Baradei, lasciano intendere che l’Agenzia starebbe studiando «la possibilità di consentire un progetto pilota per l’arricchimento su piccola scala nella centrale di Natanz»: una concessione che Teheran considera «il primo passo verso l’accettazione dell’arricchimento dell’uranio nel Paese». Come risponderebbero i russi, ancora ieri fermi nel respingere la possibilità di un arricchimento in Iran? Fonti diplomatiche europee non escludono che la proposta di El Baradei abbia già ricevuto il tacito consenso del Cremlino. Ma gli americani, secondo le stesse fonti, non darebbero mai il loro consenso mentre gli europei potrebbero dividersi.
La partita è dunque complessa, e ad aumentarne le variabili contribuisce la Cina, che non nasconde il suo interesse per le forniture di petrolio di Teheran e che ha da poco inviato nella capitale iraniana una importante delegazione. «La Repubblica islamica mira al coinvolgimento diretto di Pechino accanto a Mosca nella partita nucleare», sostiene la fonte europea. Obiettivo, spezzare l’isolamento e dividere gli avversari.
Aghazadeh e il suo collega russo Kirienko non hanno fornito dettagli sull’«accordo di massima». Secondo il negoziatore iraniano resterebbero soltanto «alcune questioni politiche da prendere in considerazione», ma fonti di Mosca insistono: l’offerta sull’arricchimento è vincolata alla «ripresa iraniana della moratoria sul proprio territorio»: «La creazione di un programma congiunto», conferma il negoziatore del Cremlino, «è soltanto «uno degli elementi nel complesso delle questioni relative al programma nucleare iraniano».
Uscita di scena l’Europa – che per tre anni ha trattato senza successo con Teheran attraverso la troika costituita da Germania, Francia e Gran Bretagna – la Russia rappresenta l’ultima possibilità negoziale prima di un intervento del Consiglio di sicurezza che ha l’autorità (non è detto che abbia anche la volontà) di imporre sanzioni. Mosca conosce bene l’Iran, con il quale ha rapporti molto solidi in campo energetico: il Cremlino deve fornire tra l’altro l’uranio arricchito per il funzionamento della centrale di Busher, costruita con tecnologia russa. In base a un accordo firmato l’anno scorso la Repubblica islamica dovrà poi restituirlo, anche in questo caso «a fini di garanzia». Ma proprio ieri il governo di Teheran ha annunciato un ulteriore ritardo nell’ entrata in funzione dell’impianto, prevista per la fine dell’anno: dietro i «motivi tecnici» indicati come spiegazione del rinvio ci sono le pressioni russe?
In realtà l’intransigenza iraniana potrebbe ottenere presto un primo importante risultato. Fonti vicine al direttore generale dell’Aiea, El Baradei, lasciano intendere che l’Agenzia starebbe studiando «la possibilità di consentire un progetto pilota per l’arricchimento su piccola scala nella centrale di Natanz»: una concessione che Teheran considera «il primo passo verso l’accettazione dell’arricchimento dell’uranio nel Paese». Come risponderebbero i russi, ancora ieri fermi nel respingere la possibilità di un arricchimento in Iran? Fonti diplomatiche europee non escludono che la proposta di El Baradei abbia già ricevuto il tacito consenso del Cremlino. Ma gli americani, secondo le stesse fonti, non darebbero mai il loro consenso mentre gli europei potrebbero dividersi.
La partita è dunque complessa, e ad aumentarne le variabili contribuisce la Cina, che non nasconde il suo interesse per le forniture di petrolio di Teheran e che ha da poco inviato nella capitale iraniana una importante delegazione. «La Repubblica islamica mira al coinvolgimento diretto di Pechino accanto a Mosca nella partita nucleare», sostiene la fonte europea. Obiettivo, spezzare l’isolamento e dividere gli avversari.
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