In Bielorussia se vuoi un paese libero puoi anche morire. E’ successo
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(radiovaticana.it) MOSCA, 29 mar. – Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alessio II ha invitato il cardinale Péter Erdo, primate d’Ungheria, a partecipare ad una solenne liturgia ortodossa nella cattedrale della Santa Dormizione a Budapest. Lo ha fatto nell’ambito di uno scambio di lettere, in occasione del 50° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 e dell’anno di preghiera per il rinnovamento della nazione. Il card.Erdo aveva infatti inviato una lettera ad Alessio II lo scorso 7 febbraio. Ieri è stata resa nota la risposta. “Molte prove sono arrivate alle nostre nazioni nel XX secolo – scrive Alessio II -. Tra le vittime delle violente persecuzioni condotte dal regime ateo ci sono stati molti preti e laici della Chiesa ortodossa russa”. “I resti dei soldati russi – ricorda più avanti – giacciono in numerosi cimiteri sul suolo ungherese mentre migliaia di soldati ungheresi hanno trovato la loro ultima dimora in terra russa”. Anche il dopoguerra, ricorda il Patriarca di Mosca, ha visto “pagine amare” di storia, tra cui “gli eventi del 1956”. “Le ferite inflitte dagli avvenimenti storici del passato possono essere guarite solo da preghiera, pentimento e riconciliazione”, afferma Alessio II. Alessio II conclude ricordando l’attuale miglioramento delle relazioni tra Russia ed Ungheria, un segno è “il ritorno della Biblioteca Sarospatak, portata fuori dall’Ungheria dai tedeschi durante la II Guerra mondiale”: “Questo evento ripristina la giustizia storica”.
(Sir – MANCINI)
Beirut (AsiaNews) – Il futuro del presidente della Repubblica, il filosiriano Emile Lahoud, che ha provocato il rinvio a lunedì della quarta fase del dialogo inter-libanese, il disarmo di Hezbollah ed i rapporti tra Libano e Siria, alla vigilia del vertice della Lega araba, sono al centro della giornata politica a Beirut. Oggi è stato aperto e subito rinviato, per la seconda volta nell’ultima settimana, il “Dialogo” tra i 14 leader politici libanesi. La questione principale all’ordine del giorno era la presidenza della Repubblica. “Non abbiamo raggiunto un risultato – ha dichiarato il presidente del parlamento, Nabih Berri – e rimarrà all’ordine del giorno della prossima riunione”.
Lahoud intanto ha confermato la sua presenza all’annuale vertice della Lega Araba, in programma nella capitale sudanese Khartoum, durante il quale dovrebbe essere discussa anche la questione dei rapporti tra Libano e Siria. Al vertice parteciperà anche il premier libanese Fuad Siniora, che, al termine di una visita di due giorni in Arabia Saudita, ha oggi dichiarato che oggetto del suo incontro con re Abdullah sono stati i rapporti tra il suo Paese e Damasco. “Sulla questione – ha detto ai giornalisti – abbiamo gli stessi punti di vista e gli stessi principi”. Siniora ha aggiunto di “avere la volontà e di essere pronto” ad andare in Siria “per costruire buoni rapporti e risolvere i problemi pendenti tra noi”. Ma ha sostenuto di voler ben studiare e preparare la visita, prima di annunciarla.
Quanto al futuro di Lahoud, il generale Michel Aoun, candidatosi ala successione e schierato su posizioni vicine all’attuale capo dello Stato, ha sostenuto che sono solo due le strade percorribili per la maggioranza parlamentare: “accettare la Costituzione vigente e quindi la permanenza del presidente Lahoud a capo della Repubblica libanese, con la necessità di cambiare il governo attuale, oppure mettersi d’accordo sul nome del futuro presidente, che dovrebbe essere rappresentativo”. Il nuovo presidente, a suo avviso, “dovrebbe possedere un patrimonio popolare, nazionale e umano-etico, che lo renda capace di dirigere il Paese in questo momento critico”.
Dal canto suo, il capo delle forze libanesi, Samir Geagea, in una dichiarazione ha espresso "fiducia nel dialogo svolto” ed ha ribadito la necessità di proseguire gli sforzi per costringere il presidente Lahoud a presentare le sue dimissioni. Egli ha detto di temere un risultato "grigio, che significa il prolungamento del periodo della crisi” ed ha rinnovato il suo appello per un sit-in popolare. Sul profilo del nuovo presidente, Geagea si è detto favorevole ad un “presidente di prima classe, uomo politico per eccellenza”.
Secondo fonti giornalistiche, ci sarebbe un contrasto sul nome del nuovo presidente tra Geagea ed il suo alleato Saad Hariri, che rifiuta categoricamente l’elezione di un uomo delle Forze libanesi, come Georges Adwan, vice comandante delle stesse Forze, accusato di massacri durante la guerra civile, e tra Geagea e Cornet Chehwan, che vuole uno dei suoi uomini, come il deputato Boutros Harb.
Accanto al problema del futuro di Lahoud, il Dialogo si è bloccato per la ricerca di una soluzione del problema del disarmo dei movimenti armati, in primo luogo il filosiriano Hezbollah, come richiede la risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza, del settembre 2004. Al riguardo l’inviato speciale dell’Onu Terje Roed-Larsen, ieri, al momento di lasciare Beirut ha escluso un possibile uso della forza. “Il nostro obiettivo – ha spiegato – e’ integrare Hezbollah nell’esercito libanese”.

freedom in Belarus -libertà in Bielorussia
(TICINONLINE) BEIRUT, 25/03/2006 – Una Conferenza panaraba a sostegno della "resistenza" in Iraq, Palestina e Libano si svolgerà il 30 marzo a Beirut, con la partecipazione di oltre 300 delegati provenienti da 17 paesi arabi. Lo hanno riferito oggi all’Ansa fonti vicine agli organizzatori della Conferenza. Le fonti hanno precisato che la Conferenza – a cui dovrebbero partecipare ex capi di stato, presidenti di Parlamenti, capi di governo, deputati, ex ministri, leader di partito e sindacali e intellettuali arabi - si articolerà in tre sessioni di lavoro e si concluderà con l’approvazione di un documento finale.
La prima sessione di lavoro, hanno aggiunto le fonti, sarà dedicata al tema della "Resistenza in Libano: il suo ruolo e il suo futuro", che verrà illustrato dal responsabile esteri del movimento sciita libanese Hezbollah, Nawaf al-Mussawi.
Lo scrittore Nasser Shimali, membro del segretariato del Congresso nazionalista arabo, affronterà invece il tema della "Resistenza araba in Palestina, Iraq e Libano e le sue ripercussioni sulla scena politica araba e internazionale".
Nell’ultima relazione, l’ex vice ministro degli esteri egiziano Abdullah Al-Ashaal si occuperà quindi di "Resistenza, sovranità nazionale e legittimità internazionale".
Il Consiglio rinnova il suo appello verso l’Iran perché si conformi in urgenza all’integrità delle domande emesse nella risoluzione datata il 4 febbraio emessa dall’Ufficio dei governatori del AIEA. Il Consiglio sottolinea che tale azione dovrebbe includere una sospensione totale di tutte le attività legate all’arricchimento ed alla riconversione dell’uranio. La questione nucleare resterà un argomento urgente, al centro delle preoccupazioni. Tuttavia, il Consiglio ha anche sottolineato che è indispensabile che l’Iran realizzi una comunicazione efficace su tutti i punti che preoccupano l’UE, e che includono il terrorismo, il modo in cui l’Iran considera il processo di pace in Medio Oriente, i problemi regionali e il rispetto dei diritti degli uomini e delle libertà fondamentali. Il Consiglio prende atto della liberazione di Akbar Gandji il 17 marzo. Condanna la sua detenzione ed il trattamento che gli è stato inflitto durante la sua prigionia e chiama le autorità iraniane a liberare immediatamente e senza condizione tutti gli altri prigionieri politici. Il Consiglio deplora il deterioramento in Iran della situazione dei diritti dell’uomo e condanna la violenza usata contro le persone che manifestavano in modo pacifico in occasione dell’8 marzo giornata internazionale delle donne. Il Consiglio ribadisce il fatto che il rispetto totale dei diritti dell’uomo in Iran è essenziale, tanto per il miglioramento delle relazioni tra l’UE e l’Iran. Il Consiglio afferma che l’UE continuerà a tenere conto delle sue preoccupazioni in termini di diritti dell’uomo, che evocano in particolare la situazione critica nella quale si trovano i militanti dei diritti dell’uomo iraniani in preda alla persecuzione, la situazione delle minoranze e la pena di morte. L’UE si riserverà la possibilità di modificare le sue scelte diplomatiche ed adatterà il suo approccio secondo le dichiarazioni ed i rapporti d’affari dell’Iran.
Washington, 26 mar. – (Adnkronos) – Vladimir Putin accusato di plagio, negli Stati Uniti. Ampi stralci della tesi di dottorato del Presidente russo, fra l’altro uno studio sulla gestione delle risorse naturali di un paese, sono stati copiati parola per parola dalla traduzione russa di una ricerca firmata da due professori americani dell’universita’ di Pittsburgh nel 1978, William King e David Cleland. Ma non solo: con questa tesi, Putin non ha conseguito un dottorato, come viene riportato dalla sua biografia ufficiale, ma un titolo di livello inferiore. A scopirlo sono stati due ricercatori della Brookings Institution di Washington, dopo essere riusciti a trovare una copia della tesi in una banca dati di una biblioteca di testi tecnici di Mosca, secondo quanto si legge sul Washington Times. Sedici delle venti pagine di apertura del capitolo piu’ importante della tesi sono una trascrizione integrale, o solo con lievi modifiche, del testo dei due economisti americani.

ANSA) – MINSK, 25 MAR - La polizia bielorussa ha impedito agli oppositori di radunarsi in piazza Oktiabrskaia al centro di Minsk.Alcune centinaia di persone si erano riunite per la manifestazione indetta da Milinkevic – leader della coalizione anti-Lukashenko -in occasione del ‘Giorno dell’Indipendenza’, in ricordo del 25 marzo 1918 quando per la prima volta la Bielorussia fu per breve tempo uno stato sovrano. Scusa ufficiale della polizia: e’ necessario togliere la neve dalla piazza.
(Euronews.net, 24/03) La rivoluzione arancione ucraina potrebbe subire un duro colpo nelle elezioni politiche di domenica. A quindici mesi dall’arrivo al potere la popolarità del presidente Viktor Yushenko è scesa sotto il livello di guardia tanto che il suo partito Nuova Ucraina è dato dai sondaggi intorno al 20%. Sembra destinato ad affermarsi il pro-russo Viktor Yanukovich che era stato il rivale di Yushenko nelle ultime presidenziali. Il suo partito dovrebbe ottenere la maggioranza relativa con il 30% dei consensi. Ma non abbastanza per formare da solo un governo. L’ago della bilancia potrebbe essere l’ex premier Yulia Timoshenko che, dopo essersi separata politicamente dal presidente Yushenko, ha fondato un nuovo partito dato oggi al 17%. L’ex eroina della rivoluzione arancione non ha ancora fatto conoscere le sue intenzioni ma ha ribadito che in caso di vittoria annullerà l’impopolare accordo che aveva messo fine alla guerra del gas con la Russia.

Uno stralcio del pezzo di Nicola Dell’Arciprete su Radicali.it
In realtà misure del genere sono periodicamente adottate dall’Ue nei confronti delle gerarchie bielorusse e – sino ad ora – non hanno impedito il rafforzarsi della dittatura di Lukashenko, come gli eventi degli ultimi giorni dimostrano. Ecco perchè a Bruxelles ci si chiede sempre più spesso se non sia il caso di dotarsi di strumenti più incisivi che permettano di "promuovere la democrazia".
Sino ad ora l’Unione europea è stata incapace di sostenere i nuovi Solidarnosc in grado di sconfiggere i tanti Lukashenko che la circondano dalla Bielorussia al mediterraneo. Attualmente il budget della "European Initiative for Democracy and Human Rights" gestito dalla Commissione europea ammonta ad oltre 142 milioni di euro annui. Eppure la gestione burocratica rende queste risorse molto meno efficienti dei 60 milioni di dollari annui gestiti dall’americano National Endowment for Democracy. Ecco perchè da molte parti – in Italia è un punto del programma della Rosa nel Pugno – si guarda al modello americano per cercare di rispondere in maniera più incisiva a situazioni come quella bielorussa. (leggi tutto)
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