Amnesty denuncia l’uso smodato della pena di morte in Iran
Le esecuzioni in Iran proseguono con una frequenza allarmante. Amnesty International ha registrato 94 esecuzioni nel 2005, sebbene la cifra reale è probabilmente molto più alta. Finora nel 2006, ha registrato un totale di 28 esecuzioni.
La maggior parte delle vittime sono state giustiziate per crimini come l’omicidio, ma una di quelle giustiziate di recente era un prigioniero politico, Hojjat Zamani, un membro del “People’s Mojahedin Organization of Iran” (PMOI), che è stato costretto a tornare in Iran dalla Turchia nel 2003 ed è stato condannato a morte nel 2004 in seguito all’accusa del coinvolgimento in un attacco esplosivo a Teheran nel 1988 che uccise 3 persone (vedere Urgent Actions AI Index EUR 44/025/2003, 5 novembre 2003 e MDE 13/032/2004). Fu prelevato dalla sua cella nella prigione di Gohar Dasht e giustiziato il 7 febbraio 2006, sebbene la sua esecuzione è stata confermata ufficialmente dai portavoce Iraniani solo il 21 febbraio.
Amnesty International ha inoltre ricevuto alcuni rapporti secondo i quali almeno due Arabi Iraniani sembrano essere in procinto di venire giustiziati. La provincia del Khuzestan è il centro di disordini su larga scala dal 15 aprile 2005 (Per maggiori informazioni sui disordini nella provincia del Khuzestan, vedere Iran: il nuovo Governo non riesce ad affrontare l’atroce situazione dei diritti umani AI Index MDE 13/010/2006). Secondo quanto riferito, Mohammad Ali Sawari e Mehdi Nawaseri, entrambi ritenuti poco più che ventenni, sarebbero stati condannati a morte. Mohammad Ali Sawari pare sia stato arrestato durante una manifestazione in Ahwaz City il 4 novembre 2005. Mehdi Nawaseri invece fu arrestato nell’Ottobre del 2005, dopo essere stato già precedentemente arrestato nell’aprile del 2005 e successivamente rilasciato.
Il 14 febbraio 2006, Jamal Karimi-Rad, Ministro della Giustizia e portavoce della magistratura, ha detto all’agenzia giornalistica IRNA che sette delle 45 persone arrestate in relazione agli attacchi esplosivi di settembre ed ottobre 2005 sono stati accusati di reati tra cui”ostilità a Dio, corruzione ed omicidio” e che le loro condanne sarebbero state annunciate a breve. La pena per l’ostilità a Dio e la corruzione possono essere l’esecuzione, l’amputazione, la crocifissione per tre giorni, o l’esilio. Il 20 febbraio 2006, il Pubblico Ministero Ghorban-Ali Dori-Najafabadi è stato sentito dichiarare che "alcuni degli accusati in questo caso hanno ricevuto una condanna capitale, inclusi i due imputati principali, la cui partecipazione ai recenti incidenti di Ahvaz è stata provata ed il verdetto è senza appello". Il 21 febbraio, in una dichiarazione rilasciata all’IRNA, Jamal Karimi-Rad ha affermato che solo due imputati erano stati condannati a morte e che la sentenza era all’esame della Corte Suprema. Ha inoltre rimarcato che “i crimini commessi da tutti e sette gli imputati non sono punibili con la pena di morte". Amnesty International teme che Mohammad Ali Sawari e Mehdi Nawaseri possano essere i due a cui si riferisce e che siano ad imminente rischio di esecuzione.
Amnesty International è inoltre indignata perchè l’Iran ha condannato a morte un altro baby-trasgressore. Secondo i rapporti presentati da due agenzie giornalistiche iraniane, Fars e l’Associazione dei Corrispondenti Studenteschi dell’Iran (ISCA), un diciottenne, identificato solo come Mohammad, è stato condannato a morte dalla sezione 71 del Tribunale Penale di Teheran per un omicidio commesso nell’agosto del 2003 quando aveva solo 16 anni. Secondo questi rapporti, era stato inizialmente processato dal Tribunale Minorile e condannato a cinque anni di prigione ed al pagamento di un risarcimento. Tuttavia, la famiglia della vittima sembra si fosse lamentata che la condanna non fosse abbastanza severa e la Corte Suprema ha deciso che Mohammad, al compimento del diciottesimo anno di età, sarebbe potuto essere processato dal Tribunale Penale, e l’esito di tale processo è stata la condanna a morte. La sentenza deve essere ratificata dalla Corte Suprema prima che possa essere eseguita.
Amnesty International riconosce i diritti e le responsabilità dei governi nell’assicurare alla giustizia coloro che siano sospettati di aver commesso evidenti reati di natura penale, ma l’organizzazione si oppone nettamente all’uso della pena di morte quale estrema violazione del diritto alla vita. Perciò esorta le autorità iraniane ad imporre un’immediata moratoria sull’uso della pena di morte e di tener fede ai suoi impegni internazionali non giustiziando nessuno per reati commessi in età adolescenziale.
- IRAN | Time: 2:18 pm (UTC+8)
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