unisob.na.it – 3.4.2006 – 13.41
"Non c’è stampa libera in Libano ma ci sono i giornalisti liberi, diceva mio marito". Sono le parole di Gisele Khoury, pronunciate all’incontro di Ansamed tenutosi sabato 1° aprile a Castel dell’Ovo, Napoli. La cronista della televisione araba Al Arabjia è la vedova di Samir Kassir, il giornalista libanese ucciso per le sue posizioni anti-siriane.
"Condanniamo simili episodi d’intolleranza, combattiamo per un’informazione libera" le ha fatto eco George Baghdadi. Il direttore del Charm press Centre di Damasco, uno dei più accreditati centri dell’informazione e della stampa in Siria ha concluso il suo intervento con un significativo "We won’t give up the fight" ("Non molleremo").
All’incontro era presente anche Assem El Khersh, rappresentante del
settimanale egiziano che esce in inglese in allegato al quotidiano più noto nel suo Paese.
El Khersh si è soffermato sul ruolo dei media: "I nuovi mezzi di informazione possono davvero contribuire a raggiungere la democrazia?
Forse possono essere un inizio".
"Oggi alcuni media sono un po’ più liberi – ha sostenuto Baghdadi -. Un esempio sono le testate su Internet, ma tra qualche mese dovrebbe essere varata una nuova legge per controllarli in qualche modo".
Per l’Ansa il vice direttore esteri Giulio Pecora ha annunciato l’istituzione di un premio a nome di Samir Kassir. Sarà assegnato a un giovane giornalista di un Paese del sud del Mediterraneo. Si tratta di uno stage della durata di un mese presso la redazione centrale di Ansamed a Napoli.
Erano presenti dal Libano anche Ziad Talhouk, corrispondente Ansamed a
Beirut, l’editorialista di Repubblica Khaled Fouad Allam e Khalid Chaouky presidente dei giovani musulmani italiani.
[Caterina Morlunghi]