fonte: peacereporter.net
di Enrico Piovesana
Il 25 febbraio di quattordici anni fa, nel 1992, si consumò uno dei più orrendi massacri della storia recente.
Infuriava la guerra tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero. Le truppe armene, appoggiate dall’armata russa, nella loro vittoriosa avanzata verso nord avevano appena conquistato l’aeroporto di Stepanakert, l’unico della regione. Il controllo militare armeno sul Nagorno-Karabakh era ormai una realtà. Rimaneva solo da conquistare una piccola cittadina abitata da azeri che dominava pericolosamente l’aeroporto. Khojali (o Xojali), questo il nome dell’ultimo bastione azero della zona, era ormai isolato dal resto dell’Azerbaijan e completamente circondato dalle forze armene. Era destinato a cadere.
Il massacro di azeri a Khojali.
Nel pomeriggio di quel 25 febbraio, l’artiglieria del 366esimo reggimento di fanteria russo iniziò a martellare il centro abitato con granate e missili. Il bombardamento durò fino a tarda sera: Khojali fu quasi rasa al suolo. Con il buio l’esercito armeno, appoggiato dai blindati russi, entrò nella città devastata, dando inizio a una vera e propria operazione di pulizia etnica. Per tutta la notte e per il giorno seguente gli armeni massacrarono chiunque trovarono in giro, saccheggiarono le case e poi le incendiarono. Nel giro di poche ore vennero uccise 613 persone, di cui 106 donne, 63 bambini e 70 anziani. Tutti gli altri, tutti quelli che non riuscirono a fuggire da quell’inferno, vennero fatti prigionieri: 1.275 persone, di cui 150 sparirono per sempre.
Il pogrom antiarmeno a Sumgait.
La data di questo massacro di azeri non fu scelta a caso dagli armeni, che decisero di vendicare così il pogrom antiarmeno subìto esattamente quattro anni prima, il 27 febbraio 1988, a Sumgait, sobborgo industriale a nord di Baku, abitato da una nutrita minoranza armena. La guerra non c’era ancora: sarebbe iniziata quel giorno. Nei giorni precedenti in Nagorno-Karabakh c’erano stati degli scontri in cui erano morti due giovani azeri. Per vendicarli, gruppi radicali di azeri-turchi istigarono la popolazione azera di Sumgait a “ripulire la città” dagli “assassini armeni”. Per due giorni, folle di azeri, al grido di “Morte agli armeni!”, distrussero e incendiarono tutti i loro negozi e girarono per il quartiere armeno alla ricerca di gente da uccidere e di donne da stuprare. Il bilancio ufficiale di questo pogrom fu di 32 morti, ma è probabile che quel giorno siano state uccise molte più persone.
Ma per gli armeni i numeri poco importavano: quell’episodio risvegliò in loro la paura del genocidio (tra il 1915 e il 1917 i turchi sterminarono almeno un milione di armeni). spingendoli a difendersi preventivamente contro il nemico. Così iniziò la guerra del Nagorno-Karabakh, che costò la vita ad almeno 30 mila persone.