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January 25, 2007

Tregua in Libano

(ANSA) – BEIRUT, 24 GEN - All’indomani dei blocchi e dei tumulti che hanno provocato 4morti e 133 feriti, una tregua precaria ha riportato oggi la calma a Beirut. Ma dopo la "sospensione" dello sciopero generale l’opposizione guidata da Hezbollah ha minacciato nuove proteste se il governo di Siniora non si pieghera’ alla sue richieste. E mentre il premier e’ partito per Parigi, dove partecipera’ alla Conferenza per gli aiuti al Libano, nuovi scontri sono scoppiati nel pomeriggio a Tripoli.

January 24, 2007

La quiete dopo la tempesta?

Beirut, 24 gen. (Adnkronos)- Il primo ministro libanese Fouad Siniora è partito in aereo per Parigi, dove parteciperà domani alla conferenza dei donatori per il Libano, mentre il Paese torna lentamente alla normalità in seguito alla violenta protesta organizzata ieri dall’opposizione guidata dal partito sciita Hezbollah. Gran parte delle strade di Beirut sono state riaperte questa mattina alla circolazione, dopo che l’opposizione ha annunciato ieri sera la fine della protesta che ha paralizzato il Paese, provocando anche tre morti e oltre 100 feriti. Bulldozer si sono messi al lavoro sin dalle prime ore per liberare le strade dai detriti e dai resti di copertoni e auto bruciate, con i quali erano state bloccate le principali arterie di comunicazione.
 
L’aeroporto ha ripreso a funzionare normalmente, mentre scuole, uffici e negozi sono stati riaperti. La tensione non si è tuttavia placata. Nell’annunciare la fine della protesta che punta a rovesciare il governo di Siniora, l’opposizione ha sottolineato che ‘’il peggio deve ancora venire’‘. ‘’Lo sciopero è stato l’ultimo avvertimento per il governo’‘, si legge oggi sul quotidiano dell’opposizione al Akhbar. Fonti della sicurezza libanese spiegano intanto che a far cessare al protesta dopo un giorno sono stati ‘’sforzi arabi dietro le quinte’‘. Nei quartieri sunniti e cristiani, dove vi sono stati scontri fra sostenitori del governo e dell’opposizione, sono ancora visibili i segni della violenza con vetrine infrante e auto distrutte.
 
Uno scenario che aumenta la rabbia e l’amarezza fra la gente dei quartieri devastati, dove si fa notare come le aree sciite dominate da Hezbollah siano rimaste intatte. L’opposizione filosiriana guidata da Hezbollah, comprende anche gli sciiti di Amal e i cristiani fedeli al movimento di Michel Aoun. Il governo guidato dal sunnita Siniora si basa sulla maggioranza antisiriana in parlamento, che comprende sunniti, drusi e gran parte dei leader cristiani.

January 23, 2007

Sciopero Hezbollah, scontri a Beirut

da Corriere.it – BEIRUT (Libano) – Mattina di fuoco e di scontri nella capitale libanese Beirut e, dove è in corso la manifestazione seguita allo sciopero generale indetto dal leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, contro la politica estera ed econima del governo. Ci sono stati tafferugli tra diverse fazioni religiose e anche tra i manifestanti e le forze di sicurezza. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno una quindicina di feriti. Ma non è stata solo la capitale a finire a ferro e fuoco. Secondo quanto riferisce la tv satellitare Al Arabiya, ci sarebbe stato anche un morto, un sostenitore del governo in carica, ucciso a Halba, nel nord del Paese, nel corso di un’azione che ha causato anche altri quattro ferimenti. STRADE BLOCCATE - Tutte le principali arterie di Beirut sono diventate in poche ore impraticabili. Bloccata anche la strada che conduce all’aeroporto internazionale di Beirut. I manifestanti stanno anche bruciando pneumatici e hanno sparso sabbia e pietre su entrambe le carreggiate delle grandi arterie della capitale e in altre aree. Almeno due attivisti sono stati feriti da colpi di arma da fuoco mentre tentavano di bloccare una strada nel Nord della città. Lo hanno riferito testimoni e fonti ospedaliere.

Sciopero generale Hezbollah in Libano

(ANSA) – BEIRUT, 23 GEN - Le grandi strade di Beirut sono bloccate dai partecipanti al grande sciopero generale indetto dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. L’opposizione ha indetto lo sciopero per protestare contro il governo di Siniora, che partecipera’ giovedi’ a Parigi ad una conferenza d’aiuto economico per il Libano. L’esercito ha spiegato blindati e centinaia di soldati. Due pompieri intervenuti per spegnere i copertoni sarebbero stati feriti dagli scioperanti, mentre altre tre persone risultano ferite.

March 28, 2006

Il “Dialogo” libanese

Beirut (AsiaNews) – Il futuro del presidente della Repubblica, il filosiriano Emile Lahoud, che ha provocato il rinvio a lunedì della quarta fase del dialogo inter-libanese, il disarmo di Hezbollah ed i rapporti tra Libano e Siria, alla vigilia del vertice della Lega araba, sono al centro della giornata politica a Beirut. Oggi è stato aperto e subito rinviato, per la seconda volta nell’ultima settimana, il “Dialogo” tra i 14 leader politici libanesi. La questione principale all’ordine del giorno era la presidenza della Repubblica. “Non abbiamo raggiunto un risultato – ha dichiarato il presidente del parlamento, Nabih Berri – e rimarrà all’ordine del giorno della prossima riunione”.

Lahoud intanto ha confermato la sua presenza all’annuale vertice della Lega Araba, in programma nella capitale sudanese Khartoum, durante il quale dovrebbe essere discussa anche la questione dei rapporti tra Libano e Siria. Al vertice parteciperà anche il premier libanese Fuad Siniora, che, al termine di una visita di due giorni in Arabia Saudita, ha oggi dichiarato che oggetto del suo incontro con re Abdullah sono stati i rapporti tra il suo Paese e Damasco. “Sulla questione – ha detto ai giornalisti – abbiamo gli stessi punti di vista e gli stessi principi”. Siniora ha aggiunto di “avere la volontà e di essere pronto” ad andare in Siria “per costruire buoni rapporti e risolvere i problemi pendenti tra noi”. Ma ha sostenuto di voler ben studiare e preparare la visita, prima di annunciarla.

Quanto al futuro di Lahoud, il generale Michel Aoun, candidatosi ala successione e schierato su posizioni vicine all’attuale capo dello Stato, ha sostenuto che sono solo due le strade percorribili per la maggioranza parlamentare: “accettare la Costituzione vigente e quindi la permanenza del presidente Lahoud a capo della Repubblica libanese, con la necessità di cambiare il governo attuale, oppure mettersi d’accordo sul nome del futuro presidente, che dovrebbe essere rappresentativo”. Il nuovo presidente, a suo avviso, “dovrebbe possedere un patrimonio popolare, nazionale e umano-etico, che lo renda capace di dirigere il Paese in questo momento critico”.

Dal canto suo, il capo delle forze libanesi, Samir Geagea, in una dichiarazione ha espresso "fiducia nel dialogo svolto” ed ha ribadito la necessità di proseguire gli sforzi per costringere il presidente Lahoud a presentare le sue dimissioni. Egli ha detto di temere un risultato "grigio, che significa il prolungamento del periodo della crisi” ed ha rinnovato il suo appello per un sit-in popolare. Sul profilo del nuovo presidente, Geagea si è detto favorevole ad un “presidente di prima classe, uomo politico per eccellenza”.

Secondo fonti giornalistiche, ci sarebbe un contrasto sul nome del nuovo presidente tra Geagea ed il suo alleato Saad Hariri, che rifiuta categoricamente l’elezione di un uomo delle Forze libanesi, come Georges Adwan, vice comandante delle stesse Forze, accusato di massacri durante la guerra civile, e tra Geagea e Cornet Chehwan, che vuole uno dei suoi uomini, come il deputato Boutros Harb.

Accanto al problema del futuro di Lahoud, il Dialogo si è bloccato per la ricerca di una soluzione del problema del disarmo dei movimenti armati, in primo luogo il filosiriano Hezbollah, come richiede la risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza, del settembre 2004. Al riguardo l’inviato speciale dell’Onu Terje Roed-Larsen, ieri, al momento di lasciare Beirut ha escluso un possibile uso della forza. “Il nostro obiettivo – ha spiegato – e’ integrare Hezbollah nell’esercito libanese”.

March 26, 2006

Se a Beirut si riuniscono per pianificare il terrore

(TICINONLINE)  BEIRUT, 25/03/2006Una Conferenza panaraba a sostegno della "resistenza" in Iraq, Palestina e Libano si svolgerà il 30 marzo a Beirut, con la partecipazione di oltre 300 delegati provenienti da 17 paesi arabi. Lo hanno riferito oggi all’Ansa fonti vicine agli organizzatori della Conferenza. Le fonti hanno precisato che la Conferenza – a cui dovrebbero partecipare ex capi di stato, presidenti di Parlamenti, capi di governo, deputati, ex ministri, leader di partito e sindacali e intellettuali arabi - si articolerà in tre sessioni di lavoro e si concluderà con l’approvazione di un documento finale.
La prima sessione di lavoro, hanno aggiunto le fonti, sarà dedicata al tema della "Resistenza in Libano: il suo ruolo e il suo futuro", che verrà illustrato dal responsabile esteri del movimento sciita libanese Hezbollah, Nawaf al-Mussawi.
Lo scrittore Nasser Shimali, membro del segretariato del Congresso nazionalista arabo, affronterà invece il tema della "Resistenza araba in Palestina, Iraq e Libano e le sue ripercussioni sulla scena politica araba e internazionale".
Nell’ultima relazione, l’ex vice ministro degli esteri egiziano Abdullah Al-Ashaal si occuperà quindi di "Resistenza, sovranità nazionale e legittimità internazionale".

March 16, 2006

How “Shocked and Appaled” should Arabs be?

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March 15, 2006

Nuove tensione sul confine tra Libano e Israele

2006-03-14 14:03:50 cri – Il 13 marzo a Beirut un Portavoce delle truppe di Peace-keeping stanziato a sud del Libano dell’ONU ha rilasciato una dichirazione, in cui ha detto che la situazione al confine fra Libano e Israele ha registrato nuova tensione e le truppe di peace-keeping stanno contrattando con le varie parti relative fra Libano e Israele, così da promuovere il contenimento della tensione. Il Portavoce inoltre aggiunto che le truppe israeliane hanno elevato la mobilitazione e l’allerta riguardo agli scontri bellici lungo la linea blu del confine internazionale disegnata dall’ONU, adottando rigide misure di prevenzione della sicurezza.

February 27, 2006

La Francia aiuta i terroristi?

Parigi, 26 feb. – (Adnkronos) - Le autorita’ giudiziarie francesi hanno rimesso in liberta’ Zuhair Mohammed Al Siddiq, un ex ufficiale dell’intelligence siriana, di cui il Libano ha chiesto l’estradizione allo scopo di interrogarlo a Beirut in relazione all’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri, ucciso il 14 febbraio 2005 insieme agli agenti della scorta. Lo riferiscono fonti giudiziarie da Parigi.

February 26, 2006

Iran’s energy minister in Beirut

Feb 25, 2006 – Iran’s Energy Minister Parviz Fattah arrived in Beirut, Lebanon on Friday and was welcomed by his Lebanese counterpart Mohammed Fneish. The Iranian minister, during his one-day official visit to Beirut, will hold talks with Fneish on issues of mutual interest such as energy and construction of power plants in Lebanon as well as promoting economic ties between the two countries. Iran’s Fattah is scheduled to confer with Lebanese President Emile Lahoud, Prime Minister Fuad Siniora and Parliament’s speaker Nabih Berri. © Iranian.ws

Il ministro iraniano dell’energia Parviz Fattah si è recato a Beirut, lo scorso venerdì ed è stato accolto dal suo omologo libanese Mohammed Fneish. Il ministro iraniano nel suo giorno di visita ufficiale in Libano ha voluto affrontare temi quali energia e l’elaborazione di piani di sviluppo economico anche nell’ambito del rapporto bilaterale tra i due paesi.

February 25, 2006

La Rice in Libano 2

(ANSA) – BEIRUT, 23 FEB - L’amministrazione Usa sostiene con tutte le sue forze gli sforzi del popolo libanese per la democrazia e la sovranita’ del paese.Lo ha detto il segretario di stato Usa Rice, con evidente riferimento alle tensioni in atto con la Siria, durante una conferenza stampa congiunta con il premier libanese, Fuad Siniora, al termine di un incontro. Sempre a Beirut si e’ svolta una riunione urgente dei massimi vertici sciiti e sunniti del Libano per scongiurare una crisi dopo i fatti dell’Iraq.

February 24, 2006

La Rice in Libano, pressioni sulla Siria e per il ritiro di Lahoud

AsiaNews.it
 
Damasco parla di “complotto internazionale”, accusa Francia e Usa, difende Hezbollah e stringe ulteriormente i rapporti con l’Iran.
Damasco (AsiaNews) – “Preludio alla deposizione del presidente filo siriano Emile Lahoud e all’applicazione della risoluzione dell’Onu 1559”. Così analisti politici in Libano e Medio Oriente interpretano la visita inaspettata del Segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, ieri a Beirut. E da Damasco si parla subito di “complotto internazionale”, mentre si rinsaldano i rapporti con l’Iran.
La 1559, adottata dalle Nazioni Unite più di un anno fa, chiede anche il disarmo di Hezbollah, il gruppo sciita legato a Siria ed Iran. Gli osservatori sottolineano che i colloqui della Rice con molte autorità politiche e religiose a Beirut, e che hanno escluso il presidente Lahoud, sono stati  nuova occasione per “premere sulla Siria”.
L’agenzia di stampa siriana, Sana, ha considerato la visita della Rice, come parte di un "complotto internazionale, volto ad inginocchiare la Siria, dopo lo sviluppo positivo segnato dalla sincera collaborazione di Damasco con il nuovo presidente della Commissione d’inchiesta internazionale Onu, Serge Brammertz, che ha avuto incontri molto fruttuosi con i responsabili siriani”. Ieri Brammertz era a Damasco per incontri con le autorità siriane in relazione alle indagini sull’assassinio dell’ex premier libanese, Rafic Hariri, il 14 febbraio 2005.
La Sana accusa Francia e Stati Uniti della difficile situazione del Libano e conferma la posizione del governo siriano di rimanere a fianco degli “amici libanesi e iraniani definendo una ‘falsa ipotesi’ il sostegno espresso dal Segretario Usa alla popolazione libanese”. Il gesto è stato visto come un’intromissione negli affari interni di uno Stato indipendente e membro delle Nazioni Unite, e l’agenzia ha chiesto ai libanesi "liberi" di non deludere le speranze di molti “amici del Libano”.
Sulle sue pagine la Sana ha ripreso le critiche del Segretario generale del Partito di Dio, Hassan Nassrallah, riguardo la visita della Rice: "Non dovete credere a ciò, che dice la Rice davanti a tutti, dovete essere ben informati, invece, su quello che diceva alle autorità”. Nassrallah ha poi criticato l’atteggiamento del ministro statunitense nei riguardi del presidente Lahoud, che rimane il simbolo dello Stato”. L’agenzia siriana, ha invece nuovamente lanciato le sue critiche contro Saad Hariri, Walid Joumblatt, e il comandante delle forze libanesi, Samir Geagea, che “è diventato dipendente dei suoi padroni, dopo 11 anni di prigionia che meritava”, in quanto responsabile dell’assassinio del leader cristiano maronita Dany Chamoud, figlio dell’ex presidente Camille, con la moglie e la figlia, e dell’assassinio dell’ex-premier Rachid Karame”.
‘’Ho già incontrato Laoud in passato – ha dichiarato la Rice – il mio messaggio era che è sua responsabilità, in quanto presidente del Libano, di essere preoccupato per la situazione del Paese’‘. Prima di fermarsi a Beirut. Il Segretario di Stato Usa è stata al Cairo e a Riyad. “Scopo di questa missione – ha detto alla stampa – e’ quello di esprimere il sostegno ai libanesi e al governo nel loro sforzo per cercare di recuperare pienamente la loro sovranità e per riformare il Paese’‘. A Bkerke la Rice ha incontrato il patriarca maronita Nasrallah Sfeir. In seguito, a Beirut, è stata la volta del leader druso, Walid Jumblatt, e di Saad Hariri, il figlio dell’ex premier ucciso, alla guida della maggioranza parlamentare. In seguito il presidente del parlamento, lo sciita Nabih Berri, Michel Aoun, e infine del premier, Fouad Siniora.
Intanto ieri Siria e Iran hanno firmato una serie di accordi commerciali, a cui si aggiungono l’impegno alla creazione di una banca siro-iraniana a Damasco e all’apertura di collegamenti, stradali, ferroviari ed oleodotti fra i due Paesi. La serie di accordi si colloca nell’ambito del sempre più stretto rapporto fra i due Stati sotto pressione internazionale. In una conferenza stampa congiunta, il primo ministro siriano Naji Otari e il vice presidente iraniano Parviz Davoudi, hanno definito questo rapporto "una relazione strategica e profonda, radicata nella storia dei due Paesi, fondata sul patrimonio culturale, civile e storico e sulla volontà dei due popoli di allargare lo spazio della loro collaborazione”. Nella stesa occasione Damasco ha ribadito il “suo sostegno per il diritto iraniano ad acquisire tecnologia nucleare per obiettivi pacifici”.

 

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