liBoRatoRio

January 25, 2007

Angela e Putin

da La Stampa del 25 gennaio 2007

La prima visita di Sta­to in veste di nuovo cancel­liere della Repubblica Fede­rale (novembre 2005) ha su­bito dato la misura di quan­to sarebbe cambiato il rap­porto tra Berlino e Mosca dai tempi in cui Gerhard Schroeder rassicurava i tedeschi sul fatto che Putin aveva una «condotta demo­cratica cristallina». Nel corso della conferenza stampa al Cremlino, Angela Merkel non ha avuto paura di nominare, per ben due volte, la questione cecena autentico tabù nelle visite di Stato a Mosca. La stessa sera, in una cena ufficiale al­l’Ambasciata tedesca a Mo­sca – dettaglio non irrilevan­te dal punto di vista dei pro­tocollo – ha incontrato i rap­presentanti della maggiori organizzazioni non gover­native del paese e ha parlato a lungo con toro delta si­tuazione in Cecenia e in Inguscezia. Da allora la politi­ca tedesca nei confronti del­la Russia si è ispirata a una corretta severità, con parti­colare attenzione alla sensi­bilità della Polonia e delle Repubbliche baitiche, da sempre diffidenti nei confronti di Mosca.

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Nella crepa venutasi a creare tra Germania e Russia ci si sta infilando l’Italia di Romano Prodi. Io voglio sperare che la ricerca di un ruolo nuovo e vantaggioso per l’Italia nella partita  delicata per l’energia, non impedisca al nostro Prodi un’azione che tenga conto sia del profilo europeo con cui il tema deve essere affrontato, sia dell’inscindibilità dello stesso dalla questione cecena, e dal tema della sistematica violazione da parte del presidente Putin dei diritti fondamentali di libertà e democrazia del popolo russo.

May 20, 2006

Niente gay-prade a Mosca

(ANSA)- MOSCA, 19 MAG - Niente Gay Parade a Mosca, per la Santa Russia sarebbe un sacrilegio: il potentissimo sindaco Iuri Luzhkov ha vietato la parata omosessuale. Quindici anni dopo il crollo dell’Urss la Russia post-comunista rimane un Paese profondamente omofobo. Il sanguigno sindaco, per il quale gay e’ sinonimo di ‘anormale’, puo’ pero’ dormire sonni tranquilli: ha dalla sua la Chiesa Ortodossa, il partitone ‘centrista’ di maggioranza (Russia Unita) e l’opinione pubblica.

Un fosso tra Ucraina e Russia

(ANSA) – MOSCA, 19 MAG - L’Ucraina sta scavando lungo le sue frontiere con la Russia un fossato per arginare il fenomeno del contrabbando. La trincea separera’ fisicamente due repubbliche ex sovietiche peraltro gia’ profondamente divise sui rispettivi percorsi politici. Verra’ scavata per 400 km sul tratto fra le citta’ ucraina di Lugansk e russa di Rostov sul Don. Una ventina di chilometri sono stati completati nei mesi scorsi, e per fine anno Kiev spera di realizzare l’intero progetto.

April 6, 2006

rapporto Usa Russia. A rischio?

(ANSA) – WASHINGTON, 3 APR - L’ex presidente sovietico Gorbaciov tira fendenti su Usa e Russia e avverte: riaffiora la tensione fra Washington e Mosca. Per l’uomo della Glasnost ‘l’America e’ intossicata dalla sua posizione di Super Potenza mondiale unica, ma deve riuscire a sormontare la situazione’ e guardare alla Russia come a un partner’.Per Bush il rapporto con Putin diventa un problema. Crescono le pressioni affinche’ si sanzioni l’autoritarismo di Putin boicottando il Vertice del G8 di S.Pietroburgo

March 31, 2006

Il primate russo invita quello ungherese: prove tecniche di dialogo tra i due paesi

(radiovaticana.it) MOSCA, 29 mar. – Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alessio II ha invitato il cardinale Péter Erdo, primate d’Ungheria, a partecipare ad una solenne liturgia ortodossa nella cattedrale della Santa Dormizione a Budapest. Lo ha fatto nell’ambito di uno scambio di lettere, in occasione del 50° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 e dell’anno di preghiera per il rinnovamento della nazione. Il card.Erdo aveva infatti inviato una lettera ad Alessio II lo scorso 7 febbraio. Ieri è stata resa nota la risposta. “Molte prove sono arrivate alle nostre nazioni nel XX secolo – scrive Alessio II -. Tra le vittime delle violente persecuzioni condotte dal regime ateo ci sono stati molti preti e laici della Chiesa ortodossa russa”. “I resti dei soldati russi – ricorda più avanti – giacciono in numerosi cimiteri sul suolo ungherese mentre migliaia di soldati ungheresi hanno trovato la loro ultima dimora in terra russa”. Anche il dopoguerra, ricorda il Patriarca di Mosca, ha visto “pagine amare” di storia, tra cui “gli eventi del 1956”. “Le ferite inflitte dagli avvenimenti storici del passato possono essere guarite solo da preghiera, pentimento e riconciliazione”, afferma Alessio II. Alessio II conclude ricordando l’attuale miglioramento delle relazioni tra Russia ed Ungheria, un segno è “il ritorno della Biblioteca Sarospatak, portata fuori dall’Ungheria dai tedeschi durante la II Guerra mondiale”: “Questo evento ripristina la giustizia storica”.
(Sir – MANCINI)

March 26, 2006

Putin è un copione !

Washington, 26 mar. – (Adnkronos) – Vladimir Putin accusato di plagio, negli Stati Uniti. Ampi stralci della tesi di dottorato del Presidente russo, fra l’altro uno studio sulla gestione delle risorse naturali di un paese, sono stati copiati parola per parola dalla traduzione russa di una ricerca firmata da due professori americani dell’universita’ di Pittsburgh nel 1978, William King e David Cleland. Ma non solo: con questa tesi, Putin non ha conseguito un dottorato, come viene riportato dalla sua biografia ufficiale, ma un titolo di livello inferiore. A scopirlo sono stati due ricercatori della Brookings Institution di Washington, dopo essere riusciti a trovare una copia della tesi in una banca dati di una biblioteca di testi tecnici di Mosca, secondo quanto si legge sul Washington Times. Sedici delle venti pagine di apertura del capitolo piu’ importante della tesi sono una trascrizione integrale, o solo con lievi modifiche, del testo dei due economisti americani.

 

March 17, 2006

UE/Russia. Amnesty international scrive a Barroso sui diritti umani in Russia

(Nuova Agenzia Radicale 16-03-2006)

L’associazione umanitaria Amnesty International ha scritto una lettera al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, per invitarlo a sollevare la questione del rispetto dei diritti umani nei colloqui con la Russia. "Gli annosi problemi della Russia con le violazioni dei diritti umani sono continuati, e per certi aspetti peggiorati, perché alla Russia lo si è permesso di fare", ha accusato Dick Oosting, direttore dell’ufficio di Amnesty presso l’Ue, in un comunicato diffuso a Bruxelles.
Oosting, ricordando che al momento Mosca detiene la presidenza di turno del G8, e che prossimamente assumerà quella del Consiglio dei ministri del Consiglio d’Europa, ha ribadito che "mentre si assume un ruolo di primo piano nella comunità internazionale, la Russia deve diventare più responsabile e soggetta a maggiore scrutinio, e non il contrario".
Barroso sarà domani al Cremlino per una cena di lavoro con il presidente Vladimir Putin, nella quale si parlerà di cooperazione energetica e del rinnovo degli accordi bilaterali tra Ue e Russia, in scadenza nel 2007.

Castro compra un nuovo jet presidenziale

 

Alla faccia dell’embargo, della lotta di classe, del socialismo rivoluzionario e delle palle sulla giustizia sociale portata dal comunismo: nonostante migliaia di cubani soffrano tra mille stenti il dittatore Castro si regala un nuovo jet privato, dotato di tutti i lussi negati per legge ai suoi concittadini-sudditi.

da Corriere.it. 

L’AVANA (CUBA) – Fidel Castro ha comprato un nuovo jet presidenziale dotato dei più moderni comfort. Si tratta di un Ilyushin-96-300 costruito nella città di Voronezh in Russia e secondo le autorità russe è uno dei più grandi aerei che l’industria Voronezh Ilyushin abbia costruito negli ultimi 10 anni.

MILIONI DI DOLLARI - Cuba ha annunciato che acquisterà un secondo jet uguale a quello appena comprato nei prossimi mesi per un costo totale di 110 milioni di dollari. Per scongiurare le critiche internazionali che sicuramente seguiranno alla notizia, a causa del costo eccessivo del jet, i responsabili cubani hanno sottolineato che questi aerei serviranno per trasportare i lavoratori cubani in Venezuela, dopo che i due stati hanno stipulato diversi accordi economici e di scambio di manodepera. Cuba ha già pagato il 15% del costo degli aerei, mentre il resto è stato finanziato da banche russe che in 10 anni riavranno con interessi il prestito concesso.
LAVORO DUROSecondo la televisionerussa NTV mir il progettista dei jet ha dovuto lavorare duramente per soddisfare tutte le richieste di Castro sia per quanto riguarda il design dell’aereo sia per quanto riguarda gli interni: «C’è un letto a sofà sul quale potrà rilassarsi e leggere i libri della grande libreria presente sull’aereo» dice il progettista Aleksandr Kuchukhidze. «Tutto è stato costruito seguendo i più moderni principi di ergonomia». Nella stanza principale ci sono tutti i piccoli lussi richiesti dal leader maximo: un lettore dvd, un bar dove consumare gli alcolici e una poltrona in pelle. Inoltre per la sicurezza è stato installato un sistema che riesce a captare la presenza di bombe o la loro vicinanza.
TRAMPOLINO - Molto soddisfatta anche l’azienda che prodotto i jet che spera che altri seguano l’esempio di Cuba «E’ il primo aereo civile russo esportato negli ultimi 15 anni» dice Aleksandr Rubtson, direttore finanziario dell’azienda. «Siamo certi che Cuba può diventare per noi il trampolino di lancio per esportare i nostri aerei in tutta l’America Latina».
Francesco Tortora
11 marzo 2006

March 15, 2006

Il bastone e la carota: Ahamdinejad fa il duro ma riapre al dialogo con i russi

Teheran, 14 mar. – (Adnkronos/dpa) – ‘’Compromesso e ritiro sono parole senza significato. Continueremo la nostra strada nucleare malgrado i giochi politici contro di noi’‘, ha tuonato oggi il presidente iraniano Mahmoud Ahamdinejad in un duro discorso contro l’Occidente davanti a migliaia di persone nella citta’ settentrionale di Gorgan, diffuso in diretta televisiva. Intanto fonti ufficiali di Teheran, citate in forma anonima dall’agenzia stampa Isna, confermano la prossima ripresa di negoziati con Mosca sulla proposta di arricchire in Russia l’uranio destinato alle centrali iraniane. I colloqui, a quanto si apprende, inizieranno domani o dopodomani a Mosca e la delegazione iraniana sara’ guidata dal vice presidente del Consiglio nazionale di sicurezza Ali Hossein Tash.

MOSCA (Reuters) martedì, 14 marzo 2006 - Russia e Iran hanno ripreso oggi i colloqui sul nucleare, dopo che Mosca aveva accusato Teheran di ostacolare l’impegno profuso dalla diplomazia per allontanare i timori occidentali sul programma atomico della Repubblica Islamica.
Lo riferisce l’agenzia di stampa russa Interfax. I negoziati, che si tengono a porte chiuse, sono stati ripresi su iniziativa dell’Iran, riferisce Interfax citando una fonte diplomatica. Il ministero degli Esteri russo si è rifiutato di commentare. L’Iran ha confermato che dei colloqui erano in corso.Non è chiaro se le due parti stanno discutendo una proposta russa di arricchire l’uranio al posto dell’Iran. Questo piano era stato inizialmente concepito per rassicurare la comunità internazionale sul fatto che l’urano iraniano non sarebbe stato usato per le testate missilistiche. I precedenti tentativi di dialogo sulla questione erano falliti perché gli iraniani si erano rifiutati di abbandonare il proprio diritto di arricchire l’uranio sul territorio nazionale. Non ci sono stati segnali finora che lascino intendere una rinuncia da parte iraniana. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Hamid Reza Asefi aveva detto domenica che la proposta russa non era più sull’agenda politica dell’Iran. Ma funzionari russi e il portavoce del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale iraniana (SNSC) hanno smentito le dichiarazioni di Asefi e hanno detto che gli incontri diplomatici fra Teheran e Mosca continuano.

 

March 13, 2006

Putin le nuove strategie verso il mondo arabo-islamico

(ilsole24ore.it), 11 marzo 2006 -

La strategia internazionale del presidente Putin Mosca, che ha come obiettivo l’affermazione della Russia come superpotenza energetica mondiale, passa attraverso la sua crescente attenzione politico-diplomatica rivolta al Medio Oriente e , più in generale, al mondo musulmano.

Un’ulteriore conferma viene dalla visita del presidente Putin in Algeria, la prima compiuta da un presidente russo in quel paese. L’Algeria è un vecchio partner in materia energetica – ma soprattutto cliente, in fatto di armamenti – di Mosca in epoca sovietica. Il presidente Putin ha detto: «L’Algeria è il primo paese arabo con cui la Russia abbia firmato un partenariato strategico. Ma tali rapporti sono stati stabiliti molti decenni fa». I rapporti con Algeri, quasi azzerati negli anni Novanta, furono ripresi nel 2001 con la visita del capo di stato Abdel Aziz Bouteflika a Mosca. Allora fu firmato un accordo di “partenariato strategico”. L’Algeria è un paese che, nonostante la lunga e cruenta crisi interna degli anni Novanta, gode di influenza e prestigio nel mondo arabo e africano. E’ il quarto esportatore mondiale di gas e sesto produttore, oltre che principale fornitore di Italia, Grecia, Belgio e Portogallo. Mantiene importanti rapporti con l’Europa.

Putin si è presentato ad Algeri con un’immagine rafforzata dalle iniziative che ha portato avanti con successo proprio in rapporto al Medio Oriente e al mondo islamico, nonostante l’handicap non lieve del conflitto in Cecenia, che sembrerebbe vicino alla fase di esaurimento. Si tratta sia della lunga e paziente (naturalmente anche interessata) mediazione sul “dossier nucleare” iraniano, sia della decisione di invitare e ricevere a Mosca una delegazione dell’organizzazione radicale palestinese Hamas ai primi di questo mese. Mosca propone la strategia della “trattativa paziente” contraria alle decisioni intempestive e controproducenti, come le sanzioni e peggio ancora iniziative militari come quella, disastrosa, degli Usa in Irak.
Ad Algeri Putin e Bouteflika hanno verificato le rispettive posizioni sui principali problemi internazionali e regionali. Secondo il Mid russo (ministero degli esteri) esse coincidono in linea generale. Sulla base di una visione comune “multipolare” della realtà internazionale e del comune interesse dei due paesi nella lotta contro il terrorismo internazionale.
Putin ha promesso che i problemi dell’Africa saranno in primo piano tra quelli in agenda all’imminente summit del G8 di San Pietroburgo, a luglio, sia per gli aiuti e la cooperazione destinata al Continente nero, sia per la soluzione dei conflitti che lo dilaniano.
Sul Medio Oriente, Algeria e Russia auspicano che il conflitto israelo-arabo sia avviato a soluzione, prendendo come base sia le risoluzioni delle Nazioni Unite che la “road map” e le posizioni e gli impegni elaborati dal “quartetto” (Usa, Russia, Unione europea e Nazioni Unite). Sono stati affrontati i temi posti dai rapporti tra Siria e Libano e dalla situazione irakena. Sia Algeri che Mosca non condividono, anzi, condannano la strategia USA in Irak.

Tuttavia, la partnership economico-commerciale tra Russia e Algeria ha avuto un posto di tutto rilievo in questa missione di Putin. Basta guardare la composizione della delegazione, foltissima e di primissimo piano. Essa comprende i principali rappresentanti dei settori gas petrolio (come Aleksej Miller per Gazprom e Vagit Alekperov per Lukoil); dell’industria degli armamenti (Sergej Cheremezov, che presiede la grande società statale per il loro export, Rosoboronexport); di quella meccanica (tubi per gas e oleodotti, mezzi ferroviari); del settore finanziario (Sberbank).
Già dal 2001 è in corso la realizzazione di grandi progetti congiunti nell’energia e nelle infrastrutture del settore. Sonatrak, la principale compagnia statale di gas-petrolio, è il partner più importante delle compagnie russe del settore. L’interscambio, di circa 350 milioni di dollari nel 2004 e di 300 milioni nei primi nove mesi del 2005 è giudicato inferiore alle potenzialità commerciali dei due paesi. La scopo della visita è stato quello di aumentarne il volume.
Oltre all’energia, il settore della cooperazione tecnico-militare è quello dominante nei rapporti tra i due paesi. C’è un problema di debiti pregressi di Algeri nei confronti di Mosca.

Il risultato della visita è stata la cancellazione del debito accumulato dall’Algeria a tutto il primo febbraio (4,7 miliardi di dollari). In cambio l’Algeria si è impegnata ad acquistare dalla Russia merci per lo stesso importo, da accrescere nei prossimi anni. La Russia ha ottenuto di poter partecipare, con sue società, alla campagna di privatizzazione di oltre mille società algerine statali, comprese quelle del settore energetico. La cooperazione da sviluppare e ampliare riguarda, oltre al comparto dell’energia, quelli delle infrastrutture (compresi gas-oleodotti, ferrovie), dell’industria meccanica e metallurgica. Il settore più importante, accanto all’energia, è quello degli armamenti. “Rosoboronexport” ha firmato un contratto per la fornitura ad Algeri di 50 MiG 29 (caccia di ultima generazione) per un valore di 1,5-1,7 miliardi di dollari, con la prospettiva di arrivare nei prossimi anni a 100. Algeri deve rinnovare il suo parco aereo-militare (composto da Sukhoj oltre che da MiG). Anche nel settore missilistico e satellitare è stata stabilita un’ulteriore cooperazione, dopo quella già iniziata negli anni Duemila (satellite AlSat-1, il primo lanciato da Algeri). «Il contratto con l’Algeria rappresenta una grandissima possibilità di sviluppo del complesso militare industriale russo e per stabilire rapporti commerciali di lungo periodo in Africa» – ha commentato l’analista dei settori tecnico-strategici russi Ruslan Pukhov.

Da ricordare che dai primi anni dell’indipendenza algerina al 1989 l’Urss fornì armi per circa 11 miliardi di dollari. Una panoplia di aerei da guerra (bombardieri pesanti e vari tipi di MiG, tank, fregate, sottomarini, battelli da sbarco). L’80% degli armamenti algerini è di fabbricazione russa.
In epoca sovietica l’aspetto politico-ideologico e strategico (impegno “antiimperialista”) superava quello economico, in piena perdita per l’Urss. Oggi la vendita di armamenti ha una valenza economica, pragmatica. E nell’Algeria (come nella Siria, cui un anno fa ha venduto missili di difesa antiaerea), Mosca ritrova i vecchi partner-clienti dell’Urss. Facendosi pagare.
Mosca con i nuovi accordi di Algeri fa la sua ricomparsa nell’area del Mediterraneo occidentale, in settori strategici, come l’energia e gli armamenti. Si tratta di una nuova, importante tappa di riavvicinamento al mondo arabo-islamico, all’insegna del “multipolarismo” teorizzato e praticato da Putin e che trova ampi consensi nel mondo, specie in Asia. È un processo che Washington segue con malcelata ostilità. D’altra parte, non dovremmo dimenticare, valutando l’iniziativa di Mosca verso il MO, che la Russia è anche un grande paese asiatico, con una non irrilevante componente musulmana, sia tra la propria popolazione (oltre i 15 milioni), sia ai propri confini sudorientali (Asia centrale).

March 10, 2006

La Russia chiude un sito internet di Hamas che istruiva giovani kamikaze

(ANSA) MOSCA, 09/03/2006 - E’ stato chiuso in Russia un sito internet dell’organizzazione palestinese Hamas dedicato ad aspiranti kamikaze minorenni, la cui esistenza era stata rivelata dagli israeliani.
Il sito comprendeva cartoni animati, fumetti, canzoncine, lettere e disegni per esaltare la "gloria dei giovani eroi votati al martirio". C’erano anche fotografie di bambini che lo frequentavano: ogni passaggio era stato studiato per rendere l’accesso e la consultazione il più facili possibile.

Aprendo il file, appariva una stella di Davide circondata da una cornice nera che esplodeva mutandosi in un fungo atomico. Il materiale comprendeva storie delle vite di giovani kamikaze – fra cui l’esaltazione dell’attentato compiuto nel 2004 da Nazim Djabari, fattosi esplodere su un autobus a Bersheva, con un bilancio di 16 morti – racconti di bambini impegnati nell’intifada, la testimonianza della madre di un "martire" che aveva dato una festa per celebrare il gesto del figlio.
Nella parte finale, una poesia recitava "Non piangere mamma, sono un kamikaze, scriverò col mio sangue il mio nome nella storia, seguirò la mia strada fino in fondo. Se non torno non piangere per me".

March 9, 2006

Russia, “Niente soluzione militare per la questione iraniana”

(Corriere.it) NEW YORK, 08/03 - Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha auspicato, nel corso di un incontro con il segretario generale dell’Onu Kofi Annan al Palazzo di Vetro, che ‘’non ci sia soluzione militare" alla crisi innescatasi per il programma di arricchimento nucleare dell’Iran. Lavrov ha aggiunto: ‘’Non penso che le sanzioni come mezzo per risolvere una crisi abbiamo mai raggiunto l’obiettivo nella storia recente’‘. (Agr)

March 7, 2006

Il Council for Foreign Relations denuncia la deriva autoritaria della Russia putiniana

(ANSA) – WASHINGTON, 6 MAR - Una ‘resurrezione’ del G7 come risposta alla deriva autoritaria della Russia di Putin: la raccomanda il Council for Foreign Relations. Una task force bipartisan del Cfr e’ stata a un passo dal suggerire di fare saltare il Vertice del G8, che quest’anno si deve svolgere, per la prima volta, sotto presidenza russa, a San Pietroburgo. Alla fine ha prevalso una linea meno rigida, anche perche’ Bush ha troppo bisogno della Russia (sui fronti Iran e Anp) per ipotizzare rotture.
 

March 4, 2006

Tajikistan, Iran, Afghanistan ministers to discuss energy projects

Dushanbe, February 16 (RIA Novosti) – Joint energy projects will be at the focus of a meeting between the energy ministers of Tajikistan, Iran and Afghanistan on Monday, a Tajik official said Thursday.
The discussion in the Tajik capital, Dushanbe, will cover a $200-million project to build a high-voltage electricity transmission line
to export energy from Tajikistan’s Sangtuda hydroelectric power plant to Iran via Afghanistan within five years, the press service of Tajikistan’s energy minister said. Iran, which is currently at the center of the world’s attention for its controversial nuclear energy plans, will officially start the construction of the Sangtuda-2 plant on February 20. Russia and Tajikistan began discussing the Sangtuda project in 2003, and Iran joined the negotiations in September 2004. In January 2005, Russia, Tajikistan and Iran signed a protocol to complete the plants, with Russia helping Tajikistan complete Sangtuda-1 project and Iran Sangtuda-2.
Under the agreement, Iran will reap the profits from Sangtuda-2 for 12 and a half years, and then the plant will come into Tajikistan’s property. The Sangtuda projects and the Rogunskaya plant currently being built near Dushanbe will allow the republic to increase its annual electric power output from 16 to 34 billion kilowatts and to export surplus energy to South Kazakhstan, Russia, China, Iran, Pakistan, Afghanistan and India.
The three ministers will also discuss electric power imports from Tajikistan to Afghanistan in the summer period.
After the negotiations, Tajikistan’s Dzhurabek Nurmakhmadov, Afghanistan’s Ismail Khan and Iran’s Parviz Fatah are expected to sign a protocol on trilateral cooperation.
 
L’Iran si "sblinda", non solo riaprendo il canale di dialogo con l’Europa onde evitare la censura ufficiale dell’Onu, ma anche conducendo una strategica politica di rafforzamento proprio nel settore essenziale per la sopravvivenza di un regime incapace di dare risposte agli immensi problemi economici del Paese.
 

Uzbek parliament to ratify treaty on allied relations with Russia

TASHKENT, February 24 (Itar-Tass) – A plenary session of the Uzbek Senate is expected to ratify on Friday a treaty on allied relations
between Uzbekistan and Russia, sources from the Uzbek parliament’s press service told Itar-Tass. On Thursday, members of the Senate committee for foreign policy considered a draft treaty. They were unanimous in the opinion that the treaty, which envisages mutual assistance in case of military actions, will seriously strengthen Uzbekistan’s security, and thus its independence, the press service said. Prior to that the union treaty, signed by Russian President Vladimir Putin and Uzbek President Islam Karimov in Moscow in November 2005, was ratified by the lower house of Uzbek parliament. The Senate is also expected to legitimate Uzbekistan’s entry into the
EurasEC, the press service reported.
 
L’attivismo russo è forte e colpisce, soprattutto se messo in relazione con l’immobilismo opportunista di un’Europa ancora dominata dagli egoismi neo-nazionalisti. Come in una riedizione del vecchio conflitto freddo a giocare la partita decisiva nello scacchiere caucasico sono ancora una volta Russia e USA, i quali fanno leva sulle rispettive basi militari per espandere la propria influenza nella regione.
Gli Stati Uniti hanno guadagnato terreno grazie ai conflitti condotti nel medio-oriente e indirettamente grazie alle Rivoluzioni arancioni che hanno spostato l’asse di preferenza di diversi paesi strategici come l’Ucraina, verso l’Occidente euro-americano.
La reazione russa non si è fatta attendere: condotta sia con la pressione continua esercitata attraverso i gas-dotti, sia con il tentativo di blindare i paesi caucasici ancora fedeli al progetto CSI di una Russia neo-imperiale attraverso nuovi patti militare di difesa macroregionale, come quello che il Senato Uzbeko è reticente a ratificare. 
 

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